Gentili pazienti…rieccoci!

In questo articolo affronteremo la relazione esistente tra la situazione parodontale e l’insogenza dell’Alzheimer, alla luce delle recenti scoperte della comunità scientifica.

Partiamo facendo un po’di chiarezza…

 

Cos’è il morbo di Alzheimer?

Esso può essere definito come una malattia neurodegenerativa, la quale comporta un graduale declino delle funzioni cognitive nell’individuo affetto.

Le stime dell’OMS dichiarano che tale patologia sia alla base di quasi tutte le forme di demenze e che colpisca circa 50 milioni di persone. Vista la grande diffusione è una malattia che comporta un rilevante problema di salute pubblica.


Fattori di rischio dell’Alzheimer….

Le cause dello sviluppo del morbo di Alzheimer sono complesse e multifattoriali, e già in questo notiamo un’associazione con lo sviluppo della malattia parodontale.

I fattori di rischio di tale patologia (come di altre condizioni croniche) sono molteplici:

  • età,
  • stili di vita
  • alimentazione,
  • genetica
  • condizioni mediche coesistenti.

Di questi fattori alcuni non possono essere modificati (come ad esempio la genetica), altri invece giocano un ruolo chiave nella riduzione del rischio. 

A seguito dei vari studi condotti è stato evidenziato come, tra i fattori di rischio dell’Alzheimer, vi sia la perdita degli elementi dentali. La causa primaria della perdita dei denti nella popolazione adulta è legata proprio alla malattia parodontale, la quale diventa significativamente associata al rischio di contrarre tale morbo.

Quale rapporto esiste tra parodontite e morbo di Alzheimer?

 

Nei pazienti colpiti dall’Alzheimer emerge una maggiore severità ed un più veloce declino delle capacità cognitive quando coesistano anche problemi parodontali.

Tra le recenti ricerche scientifiche abbiamo quella condotta da Casey Lynch, secondo i suoi studi esiste un’alta probabilità che a causare l’Alzheimer sia un batterio (Porphyromonas gingivalis) presente nel cavo orale e colpevole dell’insorgenza della parodontite e delle infiammazioni gengivali gravi che colpiscono soprattutto gli anziani. Lynch ed il suo team hanno trovato tale batterio nel 96% dei cervelli di persone morte di Alzheimer analizzati. Sembrerebbe quindi che, in caso di sistema immunitario indebolito dall’età, tale batterio sia in grado di penetrare nel cervello il quale formerà delle placche per difendersi da tale attacco ma danneggiando il sistema nervoso stesso e dando vita al declino cognitivo tipico dell’Alzheimer.

Tra le varie teorie è stato supposto anche che tale correlazione possa trovare una logica nella liberazione, all’interno del circolo sanguigno dei pazienti affetti da parodontopatia , di mediatori pro-infiammatori (cioè quelle sostanze che agiscono favorendo l’instaurazione dell’infiammazione) i quali sono in grado di stimolare le cellule nervose a produrre radicali liberi , determinando un conseguente e progressivo danneggiamento del sistema nervoso.

Un altro sistema ipotizzato riguarda la diffusione in circolo di specie batteriche parodontopatogene, (tra cui le spirochete), la cui presenza è stata trovata nel tessuto cerebrale di pazienti affetti da morbo di Alzheimer.


Ulteriore fattore che emerge è il fatto che nei soggetti affetti dal morbo si verifichi una riduzione notevole delle facoltà motorie, tale stato avrà come conseguenza un’estrema difficoltà nelle
pratiche d’igiene orale che risulteranno compromesse e ridotte.

Ulteriore indizio a favore della correlazione tra queste due patologie è il fatto che molteplici fattori di rischio, tra cui diabete, alcol, fumo, fattori socio-demografici, risultino comuni tanto al morbo di Alzheimer quanto alla parodontite. In più si registra che anche altre patologie sistemiche (soprattutto legate a peggioramenti del sistema cognitivo sul lungo periodo come ad esempio il diabete) possono risultare a loro volta aggravate dalla presenza di parodontite.


Prevenzione e cura della parodontite nei pazienti affetti da Alzheimer…

 

 

L’Associazione mondiale per l’Alzheimer ritiene che si abbiano prove sufficienti per sostenere che una dieta sana, l’apprendimento permanente e il training cognitivo possano contribuire notevolmente a ridurre il rischio di decadimento cognitivo. Un’altra idea condivisa è quella legata all’approccio multi-disciplinare: a causa dell’assenza di cure risolutive, assume un’importanza fondamentale la prevenzione a 360° di tale patologia per cercare di limitarne il più possibile la progressione ed il conseguente declino cognitivo.

La figura dell’odontoiatra, anche in questo caso, rientra a pieno titolo nell’approccio multifattoriale di prevenzione: infatti la compromissione della salute orale, della funzionalità masticatoria, e delle condizioni gengivali agiscono a diversi livelli nel favorire il declino cognitivo.

Attualmente è stato fortemente ipotizzato che un’adeguata terapia parodontale nei pazienti affetti da Alzheimer possa avere effetti positivi e di controllo sulla progressione della patologia neurodegenerativa.

Ciò che emerge in modo chiaro è che la prevenzione delle patologie parodontali attuata precocemente giocherà un ruolo fondamentale nella successiva evoluzione del morbo, riducendone la progressione ed i danni cognitivi.

Tutto ciò evidenzia come in tali pazienti sia ancora più importante effettuare controlli periodici e attuare, col proprio dentista di fiducia, una costante cura della salute orale.

 

Lo sapevi che….?

Uno studio giapponese ha indagato in modo approfondito la correlazione tra Alzheimer e parodontite.

Le cause della demenza non sono ancora conosciute in modo esatto, ma di sicuro maggiore è il numero dei denti mancanti nell’adulto, maggiore sarà il rischio di ammalarsi di tali patologie neuro-degenerative.

Lo studio è avvenuto nel 2007 ed ha coinvolto più di mille cittadini con un’età uguale o superiore ai 60 anni. Ad ognuno di tali soggetti è stato registrato il numero complessivo di elementi dentali e sono stati seguiti nel tempo dal servizio sanitario locale. In circa 300 cittadini, i quali presentavano assenza di alcuni elementi dentali, si sono manifestati alcuni sintomi neurologici di demenza e morbo di Alzheimer .

In base allo studio i soggetti con meno denti erano maggiormente inclini a soffrire di tali patologie.

Secondo gli studiosi i motivi alla base dell’aumento del rischio di demenza erano:

  • Dieta povera, dovuta alla difficoltà masticatoria,
  • scorretta ed alterata occlusione e masticazione che causano scompensi e difficoltà al flusso ematico celebrale,
  • stato di infiammazione cronica che può causare sia la perdita di denti, sia l’insorgenza della demenza,
  • scarsa salute orale che riflette una scarsa salute sistemica.

 

I risultati di tale studio confermano e sottolineano l’importanza di promuovere la cura, la prevenzione ed il mantenimento della salute orale per ridurre notevolmente il rischio di contrarre tale patologia.

 

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