Gentili pazienti rieccoci!

L’articolo di questa settimana sarà un po’diverso dal solito, effettueremo un excursus nei millenni per comprendere l’evoluzione dell’uomo da un punto di vista particolare: quello della dentatura.

 

Tutto ciò è sorretto dagli scienziati, i quali si servono in molti casi dei denti per avere un metro di valutazione sull’evoluzione avvenuta nel corso dei secoli della nostra specie.

Studiare i denti, infatti, si è rivelato estremamente utile in quanto ha permesso di comprendere i vari meccanismi di sviluppo che hanno interessato anche parti del corpo umano: vertebre, dita, costole ed arti.

La dentatura ha ricoperto un ruolo fondamentale nell’evoluzione della nostra specie in quanto i denti hanno subito notevoli modifiche consentendoci di comprendere il nostro passato e, ad esempio, quali cibi sono stati il nutrimento principale millenni fa.

Altro aspetto che possiamo conoscere attraverso lo studio approfondito della dentatura è quello inerente ai cambiamenti climatici ed ambientali affrontati dai nostri antenati ed i vari adattamenti all’ambiente circostante posti in essere dall’uomo per sopravvivere e diventare onnivoro.

In base a diverse ricerche condotte da antropologi viene messo in luce come la dentatura umana non abbia caratteristiche spiccate come quella animale (con ciò mi riferisco, ad esempio, alla specificità della dentatura animale: basti pensare alla potenza dei denti dei leoni o dei grandi predatori), come la sua evoluzione non sia stata uniforme e come i denti umani non siano sempre stati adatti alla masticazione di qualsiasi cibo.

Attraverso gli studi condotti è praticamente certo che i nostri antenati appartenessero a gruppi di scimmie antropomorfe (molto simili agli scimpanzé) ed il loro principale nutrimento era rappresentato da frutta ed erba. Principalmente quindi un’alimentazione vegetariana. Proprio per questo la loro dentatura mostrava incisivi pronunciati (adatti a staccare il cibo), canini di dimensioni maggiori negli esemplari maschi e premolari tendenzialmente piccoli.

A causa di cambiamenti geologici, però, le cose cambiarono. Dalla foresta africana si passò ad un ambiente più simile alla savana e di conseguenza cambiò sia la vegetazione, sia le specie animali che abitavano quelle terre. Per questo motivo fu necessario un nuovo cambiamento, un adattamento al nuovo habitat (caratterizzato da piante molto più alte) che rese necessario per le scimmie antropomorfe alzarsi su due arti per potersi nutrire.

In presenza di numerosi ecosistemi e con la riduzione di vegetazione e di alberi da frutta anche la dentatura iniziò a modificarsi. Prima di tutto occorreva possedere molari più forti rispetto al passato, mentre i canini e gli incisivi non servivano più in dimensioni pronunciate, era sufficiente possederli più piccoli.

Le modifiche dell’alimentazione resero necessaria una masticazione differente: occorreva una superficie maggiore per masticare cibi più duri (ad esempio erbe meno morbide) e per questo aumentarono le dimensioni di molari e premolari.

Anche la scoperta del fuoco ebbe un forte impatto sulla dentatura dei nostri antenati: grazie a questo sarebbe stato possibile cuocere il cibo, rendendo meno fibrosi o duri i cibi che si sarebbero masticati.

Ad esempio, lo studio dei denti dell’uomo di Neanderthal ha condotto i ricercatori ad evidenziare la sussistenza di venature oblique e la presenza di residui di particelle di carbonio, caratteristica tipica dovuta alla cottura a diretto contatto col fuoco di alcuni cibi.

Ulteriori avvenimenti che ebbero un forte impatto sull’evoluzione della dentatura dell’uomo furono:

  • L’agricoltura (il cibo coltivato e successivamente cotto risultava estremamente semplice da masticare rispetto al passato)
  • Benessere della società post-industriale.

Su quest’ultimo punto occorre prestare particolare attenzione: il miglioramento delle condizioni di vita e il cambio di dieta alimentare seguita ha avuto effetti sulla dentatura, che in qualche modo ha subito un’involuzione.

I nostri antenati, infatti, avevano molti problemi in meno in tema di carie e decadimento di smalto e dentina. Perché questo? Perché l’abbondante consumo di carboidrati e cereali coltivati comporta un aumento di acido e un conseguente abbassamento di pH nella nostra bocca. Questa diminuzione di pH, provocherà di conseguenza la perdita di minerali e l’aumento del rischio di contrarre carie o di demineralizzazione dei denti.

Come abbiamo avuto modo di sottolineare, nello studio dell’evoluzione umana i denti rappresentano un importante dispositivo, infatti attraverso il loro studio (cioè in base alla loro conformazione, alla loro struttura e alla loro usura) è possibile per gli studiosi ricostruire le diverse tappe del processo evolutivo e definire una specie piuttosto che un’altra.

Le ricerche effettuate sui denti si riveleranno estremamente utili per comprendere dieta, storia e abitudini dei nostri antenati, partendo dalle scimmie antropomorfe, fino a giungere all’Homo sapiens.

I nostri denti risultano essere dei veri e propri reperti archeologici: essi sono dei veri e propri fossili, per questo sono molto utili per approfondire i processi evolutivi di animali ed uomini. Proprio partendo da questo punto di vista sono stati posti in essere studi e ricerche atte a conoscere la nostra storia ed i nostri antenati.

Altro aspetto molto utile per i ricercatori è quello legato alla composizione chimica degli elementi dentali: in base ai reperti fossili ritrovati è stato possibile determinare con certezza il tipo di alimentazione adottata dai nostri antenati.

 

Per ciò che attiene l’evoluzione della famiglia degli ominidi (quindi la famiglia alla quale appartiene la specie umana) si è verificata una riduzione notevole della dentatura.

Prendendo in esame i primati fossili, possiamo notare come il numero di denti presenti nelle arcate delle Proscimmie sia variabile in base alla specie.

Ulteriore caratteristica è che la quantità di denti sia scesa nel corso dell’evoluzione: partendo da 44 elementi dentali (appartenenti ad un ominide vissuto circa 50 milioni di anni orsono) passando a 36 denti (ritrovati nei fossili di alcuni primati più recenti).

Con la scomparsa delle scimmie antropomorfe il numero di denti si è ulteriormente ridotto, fino a giungere agli attuali 32.

Tutti questi cambiamenti dei nostri denti dimostrano la nostra capacità di adattamento, soprattutto in base ai vari regimi alimentari adottati nel corso dei millenni.

 

Evoluzione e denti oggi….

I figli dei nostri figli avranno a loro volta modo di comprendere, attraverso lo studio dei nostri denti, che tipo di alimentazione adottiamo e quali patologie del cavo orale sono le maggiormente diffuse ultimamente.

Infatti sarà evidente come ad oggi le nostre bocche presentano:

  • Numerosi problemi di carie
  • Accumulo notevole di placca e tartaro
  • Mancanza o patologie del 3 molare (dente del giudizio incluso o in altri casi inesistente) diventate particolarmente comuni al giorno d’oggi.

 

Tutto ciò testimonia la progressiva involuzione delle dimensioni mascellari, la quale comporta la mancata eruzione o il mancato sviluppo del terzo molare. (Al contrario, invece, i terzi molari dei nostri antenati ominidi possedevano una superficie di masticazione da due a quattro volte più grande di quelle di un uomo moderno medio e tale cambiamento è dovuto al cambiamento del regime alimentare ed al mutamento culturale tipico del nostro processo evolutivo).

Lo sapevi che lo studio dei denti ci permette di avere anche una primordiale analisi psico-sociale dell’uomo?

 

Ad esempio i canini, oltre a rilevarsi fondamentali in alcuni contesti geologici e per una specifica alimentazione, sono anche fondamentali nelle lotte per il predominio all’interno dei vari gruppi. Le prime scimmie antropomorfe avevano canini estremamente grandi e, in più, i maschi del gruppo mostravano una dimensione maggiore rispetto alle femmine del gruppo.

Perché questo? Proprio perché tali caratteristiche avrebbero permesso il dominio e la supremazia durante le competizioni ed il dominio del gruppo.

 

 

 

 

 

 

 

Nonostante i nostri denti siano solo una piccola parte del nostro organismo, ricordiamoci che anche un semplice sorriso rivela molto di noi e proprio per questo non dobbiamo mai smettere di prendercene cura!

 

 

Al prossimo articolo!

 

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