Gentili pazienti rieccoci.

La nostra filosofia ci porta sempre ad analizzare un problema odontoiatrico a 360°, utilizzando un approccio aperto ed analizzando le varie relazioni intercorrenti tra la nostra salute generale e quella orale.

Negli anni sono stati condotti, con questa scia di pensiero, tantissimi studi.

Recentemente si è studiata ed approfondita la relazione tra Bmd (bassa densità minerale ossea) e salute parodontale, suscitando estremo interesse in quanto aumenta notevolmente la consapevolezza di quanto sia importante la prevenzione in ogni specialità medica ed odontoiatrica.

La chiarezza sul fatto che esista una relazione tra queste patologie consentirà di porre in essere ed elaborare strategie di prevenzione, protocolli e specifiche prestazioni volte al trattamento della malattia parodontale (soprattutto nelle donne, le quali a seguito della meno pausa avranno un abbassamento consistente di Bmd).

 

Come sempre la collaborazione tra professionisti e l’approccio trasversale potranno rivelarsi fondamentali per agire in modo tempestivo ed adottare cure utili e il più preventive possibili.

Ad esempio, se il vostro odontoiatra di fiducia riscontrasse un calo significativo dell’attacco clinico in un paziente potrebbe orientarlo ad effettuare una valutazione medica approfondita sulla sua salute ossea generale.

Nonostante da più ricerche e punti di vista vi sia la convinzione della correlazione tra malattia parodontale ed osteoporosi non si è ancora giunti un’evidenza scientifica di tale rapporto.

Sebbene ufficialmente manchi questa conferma, la comunità scientifica ha continuato ad effettuare studi e ricerche sull’argomento.

Svolta importante si è avuta nell’analisi condotta da un team di ricercatori brasiliani, i quali hanno pubblicato un articolo contenente le seguenti informazioni:

  • le donne che presentano una bassa densità ossea (Bmd) hanno anche presentato un attacco clinico inferiore rispetto a quelle con densità ossea normale,
  • nel caso di pazienti in menopausa affette da osteoporosi, la perdita di attacco clinico era consistente, superiore a 4mm, rispetto a quelle con densità minerale ossea normale .

La conclusione di tali studi ha portato alla conclusione che la diagnosi di Bmd implica necessariamente l’attuazione di specifici protocolli di igiene orale, visite costanti e controlli periodici dal proprio dentista di fiducia per controllare il livello di placca, biofilm, sanguinamento gengivale e per mantenere ottimi i livelli di attacco clinico.

Nei soggetti che presentano casi clinici particolari (gengivite, casi di parodontite in famiglia e cattive abitudini quali fumo e assunzione di alcool) e soprattutto in presenza di fattori di rischio sarà necessario ravvicinare le visite di controllo e personalizzare l’approccio ed il tipo di terapia da intraprendere.

 

 

Vediamo più da vicino le singole patologie…

 

Osteoporosi.

 

Secondo una definizione dal Ministero della Salute l’osteoporosi è una malattia sistemica dell’apparato scheletrico. Caratteristica principale è la bassa densità minerale ed il deterioramento della micro-architettura del tessuto osseo, con conseguente aumento della fragilità ossea (legato prevalentemente all’invecchiamento). Tale situazione conduce, nel corso del tempo, ad un aumentato rischio di frattura (in particolare di vertebre, femore, polso, omero, caviglia) per traumi anche minimi.

 

Preziosi alleati per combattere l’insorgenza di tale patologia risultano essere:

 

  • Mantenere uno stile di vita sano ed il più possibile attivo
  • Seguire una dieta varia ed equilibrata per prevenire sovrappeso ed obesità
  • Assumere adeguate quantità di calcio e vitamina D
  • Diminuire il consumo di sale (che aumenta l’eliminazione del calcio attraverso l’urina)
  • Evitare cattive abitudini quali il fumo, l’abuso di alcol e lo stress eccessivo.

 

Parodontite.

La parodontite è da considerarsi come una patologia multifattoriale che, come sappiamo, se non trattata in tempo ed in modo adeguato conduce ad una degenerazione delle strutture di sostegno del dente (gengiva, osso alveolare, legamento parodontale) provocandone la caduta.


L’infiammazione parodontale, nonostante le problematiche e le lesioni, non risulta quasi mai essere dolorosa. È proprio l’assenza di tale fondamentale campanello d’allarme del nostro organismo che conduce molti pazienti a sottovalutare la malattia parodontale.

 

Qual è l’elemento che accomuna la parodontite e l’osteoporosi?

La vitamina D.

Esiste una importante correlazione queste due patologie ed è proprio la vitamina D. Essa assume un ruolo primario nella formazione, nello sviluppo e nel mantenimento del tessuto osseo.

Nel caso in cui si ci fosse una carenza di vitamina D potrebbe diventare un importante fattore di rischio per l’insorgenza dell’osteoporosi,ma non solo. Potrebbero verificarsi anche importanti conseguenze sulla salute orale, in quanto l’osteoporosi danneggerebbe anche le ossa del cavo orale con importanti ripercussioni, le quali potrebbero favorire l’insorgenza e la progressione della parodontite).

 

 

La vitamina D oltre a questo fondamentale ruolo per il tessuto osseo di tutto l’organismo è anche estremamente importante per l’apparato circolatorio e per il sistema immunitario, quindi una sua carenza avrà conseguenze negative sull’intero organismo (causando, oltre a problemi alla nostra salute orale, una maggiore suscettibilità alle infezioni).

Come accennavo poc’anzi, le due patologie (osteoporosi e malattia parodontale) risultano essere strettamente correlate in quanto i nostri denti essendo nell’osso della mascella e della mandibola risultano dunque avere una marcata connessione con l’apparato scheletrico. Proprio per questo, è fondamentale per il vostro dentista valutare anche lo stato di salute osseo partendo dalla diagnosi delle condizioni della bocca di ogni paziente.

 

 

Uno studio sistematico del metabolismo della vitamina D effettuato da parte dell’odontoiatra permette in moltissimi casi di eseguire parallelamente una diagnosi sul rischio d’insorgenza dell’osteoporosi, addirittura con diversi anni di anticipo.

Infatti numerosi pazienti si recano dal proprio dentista di fiducia periodicamente, sia per problemi legati alla malattia parodontale sia alla riabilitazione con impianti endossei (i quali spesso prevedono una prima fase dedicata alla terapia rigenerativa per l’incremento volumetrico dell’osso), molto prima del tempo in cui normalmente verrebbe fatta la diagnosi di osteoporosi.

 

Tale analisi ci consente di individuare con largo anticipo il rischio di insorgenza dell’osteoporosi e parodontite, invitando il paziente a sottoporsi a specifiche visite e, ove si renderà necessario, assumere vitamina D, seguire una dieta corretta per mantenere in salute sia le ossa sia i denti.

 

 

La prevenzione,risulta sempre essere un’arma formidabile: nei casi sopra citati risulta importante intervenire precocemente sul metabolismo osseo con un’adeguata prevenzione:

  • somministrando vitamina D attiva ed altri integratori alimentari
  • consigliando modifiche all’alimentazione e agli stili di vita.

In questo modo la prevenzione diventa utilissima per evitare l’insorgenza di osteoporosi e per limitare il più possibile i suoi danni.

 

Nel caso di persistente infiammazione gengivale (la quale risulta essere tra i primissimi campanelli d’allarme della presenza di parodontite) la carenza di vitamina D è assolutamente da evitare: essa infatti potrebbe essere un fattore in grado di provocare l’aggravamento significativo della condizione. Allo stesso tempo, uno scarso apporto di vitamina D danneggia le ossa e favorisce inevitabilmente la degenerazione della parodontite, diventando tutta questa situazione un pericoloso circolo vizioso.

Come facciamo ad assumere la Vitamina D?

La vitamina D viene prodotta per circa l’80% dall’esposizione della pelle ai raggi solari (direi che è il momento giusto dell’anno per farne una bella scorpacciata!!!! Ma sempre con le creme da sole protettive!!!) e, per il restante 20%, dall’assunzione di specifici cibi ed alimenti che la contengono.

 

 

 

Tra questi, ricordiamo:

  • Pesci grassi (salmone, tonno)
  • Formaggi
  • Cereali
  • Olio di fegato di merluzzo
  • Burro
  • Uova
  • Funghi
  • Fegato

 

 

 

 

 

 

Recettore cellulare per la vitamina D.

 

Il Dottor Francesco Martelli ed il suo team hanno recentemente condotto una ricerca (che è stata pubblicata sulla rivista scientifica “Archives of Oral Biology”) sulle variazioni nel gene che codifica il recettore cellulare della vitamina D.

Gli esperti hanno identificato il genotipo collegato ad un aumento del rischio di sviluppo di parodontite. I risultati dello studio evidenziano una sostanziale correlazione tra l’alterazione di questo recettore associato a carenza di vitamina D, e lo sviluppo della malattia parodontale.

Parole semplici, nel momento in cui il recettore cellulare per la vitamina D si altera, la sua efficienza si indebolisce ed il risultato è un incremento della demineralizzazione delle ossa di tutto l’organismo, comprese quelle mascellari.

Ecco quindi che si rivela vitale lo studio approfondito e sistematico, da parte del vostro odontoiatra di fiducia, del metabolismo della vitamina D.

 

 

 

Un approccio olistico, trasversale e congiunto permette dunque di anticipare, correggere, prevenire e risolvere in modo mirato ed efficace due delle più diffuse e pericolose malattie che affliggono, in silenzio, moltissime persone in modo trasversale.

 

 

 

 

Al prossimo articolo… Sabrina

 

 

Curiosità…

Lo sapevi che gli studi epidemiologici indicano come oltre 10 milioni di italiani soffrono di malattia parodontale?

 

 

 

Fonte: Giampiero Pilat Giornalista Italian Dental Journal,
Penoni DC et al. Bone Density and Clinical Periodontal Attachment in Postmenopausal Women. J Dent Res. 2017 Mar;96(3):261-269.

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