Gentili pazienti bentrovati.

Nell’articolo di questa settimana si parlerà di una particolare patologia, la disprassia. Scopriremo in che cosa consiste, in che modo si riconosce e in come si può agire per superare i problemi da questa causati.

Partiamo dalla definizione…

Col termine Disprassia Orale si intende un disturbo del linguaggio consistente nella difficoltà del bambino di programmare e porre in essere i movimenti articolatori necessari per produrre i suoni e parlare. In questi soggetti si noterà una difficoltà nel coordinare i movimenti della bocca necessari per parlare (in tal caso il termine usato è aprassia) e coordinare i singoli suoni con un ordine sequenziale corretto per formulare una frase.

In parole semplici il bambino non riesce a comprendere quale “comando” debba impartire alla propria bocca, alle labbra, alla lingua per produrre un determinato suono, una sillaba e una parola. Il bambino disprassico non sarà autonomamente in grado di pianificare un movimento volontario esatto: nello specifico non riesce a capire come si fa a parlare.

Tale situazione di difficoltà comunicativo-linguistiche causerà un rallentamento nello sviluppo del linguaggio del bambino.

La disprassia orale rappresenta una delle molteplici patologie in cui risulta necessario un approccio multidisciplinare con la cooperazione di più esperti. Primis fra tutti il logopedista.

Il suo intervento (orientato alla risoluzione delle problematiche della deglutizione e quelle linguistiche-comunicative) è fondamentale per le importanti conseguenze e ripercussioni che tale patologia potrà avere sull’aspetto comunicativo, linguistico e cognitivo del bambino.

A tale proposito, però, non bisogna sottovalutare l’importanza della figura professionale dell’odontoiatra: il dentista sarà tra i primi professionisti a visitare il bambino, fungendo quindi da campanello d’allarme per l’approfondimento di tale disturbo. In secondo luogo la presenza di disprassia avrà importanti manifestazioni anche da un punto di vista odontoiatrico.

Vediamo in quale modo si manifesta la presenza di disprassia:

  • Difficoltà nello sviluppo, nell’apprendimento e nella comunicazione,
  • Disfunzioni faringo-laringee,
  • Anomalie del palato,
  • Disturbi nella deglutizione,
  • Disturbi alimentari (reflusso gastroesofageo),
  • Anomalie ortopediche e posturali,
  • Anomalie di carattere odontoiatrico.

Vediamo nello specifico queste ultime:

Le più diffuse anomalie di carattere odontoiatrico sono legate alla mancanza di spazio tra i denti (affollamento dentale), agenesie dentali, ritardo nella permuta dentaria, deglutizione atipica o infantile, disturbi di demineralizzazione o ipoplasia (soprattutto legati a situazioni di reflusso gastrico) e conseguenza predisposizione ad avere carie, fragilità dentale ed infine malocclusioni dentali (dovute alle suddette anomalie di forma del palato).

 

Prima di proseguire con la nostra analisi occorre fare attenzione alla differenza tra disprassia verbale e disprassia orale. Tali disturbi non sono la stessa cosa e, infatti, può capitare che un bambino mostri entrambe le difficoltà motorie o solamente una di queste.                                           Ad esempio un bambino potrebbe non avere difficoltà nei movimenti masticatori o nel gestire i movimenti della bocca, ma potrebbe poi avere serie difficoltà nello sviluppo del linguaggio e delle parole. In questo specifico caso si tratterà di disprassia verbale. Distinguere di quale tipo di disprassia si tratti è importantissimo ai fini della corretta e tempestiva diagnosi medica e valutazione degli esperti (in primis del logopedista) in quanto consentirà agli esperti di porre in essere un piano di cura idoneo ed in grado di aiutare il bambino a raggiungere risultati linguistici nel minor tempo possibile e sviluppare correttamente parole e linguaggio.

 

Primi segnali di rischio osservabili in pazienti che presenteranno disprassia orale…

Come accennavo poc’anzi, la disprassia orale causerà nel bambino una limitazione delle capacità e dei movimenti sia durante l’alimentazione sia nel linguaggio. Tutto ciò avverrà fin dai primissimi mesi di vita del bambino.

A livello concreto i primi sintomi possono essere:

  • Scarsa abilità nel gestire i movimenti della bocca (sia durante l’alimentazione, durante la deglutizione, sia quando il bambino effettua i primi tentativi di parlare)
  • Scialorrea, ossia perdita di saliva eccessiva connessa a difficoltà nel gestirla. In questi casi sembrerebbe come se il bambino non si accorgesse di perdere grandi quantità di saliva, non curandosi anche di pulirsi autonomamente. In questa situazione i genitori avvertono la necessità di tenere costantemente (quindi anche non durante i pasti) il bavaglino. In realtà tale condizione potrebbe essere un campanello d’allarme di disprassia orale.
  • Scarso utilizzo della bocca per esplorare il mondo che circonda il bambino (tra cui oggetti e parti del proprio corpo). Durante la fase dello svezzamento il bambino impara a conoscere ciò che lo circonda mettendo tutto ciò che trova in bocca, questa diventerà un prezioso strumento per esplorare e conoscere tutto. In caso di disprassia le difficoltà di movimento della bocca limiteranno in modo importante tale fase.
  • Tendenza del bambino a rimanere sempre a bocca aperta o semi-chiusa, con la lingua ferma, adagiata sul pavimento della bocca, che tende a fuoriuscire dalle labbra.

Tale difficoltà nello stare a bocca chiusa durante i momenti di riposo, sarà un atteggiamento tipico di disturbi legati alla disprassia orale.

  • Problemi e difficoltà palesi nel passaggio all’alimentazione adulta (cioè durante lo svezzamento). Il bambino con disprassia orale avrà serie difficoltà nella masticazione (la quale risulterà essere estremamente lenta), preferirà cibi che non richiedono sforzi masticatori per essere assunti (cioè liquidi o semi-liquidi come omogeneizzati e pappette) e difficoltà nell’abbandono del biberon per nutrirsi ed alimentarsi.

 

Crescendo, cioè intorno ai 4-5 anni, potrebbero persistere ancora difficoltà nell’eseguire o imitare alcuni movimenti orali semplici, come ad esempio: soffiare, trattenere l’aria all’interno della bocca gonfiando le guance, leccarsi le labbra facendo ruotare la lingua sia in senso orario che antiorario, toccare con la punta della lingua gli incisivi centrali superiori (mantenendo aperta la bocca), bere con la cannuccia o con il bicchiere senza tirare fuori la lingua, ecc.

Diagnosi e trattamento.

Alcuni bambini manifestano fin da piccolissimi una scarsa competenza nell’organizzare i movimenti della bocca, siano essi necessari all’alimentazione o ai primi tentativi di parlare.

Nel caso in cui i sintomi siano così gravi da impedire la corretta alimentazione e nutrimento del bambino i genitori si attiveranno in brevissimo tempo per avere un confronto con lo specialista. Ma nel caso in cui non si manifestino tali difficoltà il rischio è quello di far passare molto tempo prezioso prima di accorgersi del problema disprassico.

Conoscere e saper riconoscere i diversi segnali di rischio sarà importante per ridurre il tempo di intervento e avere una tempestiva diagnosi di disprassia.

Come spesso accade, agire il prima possibile su un disturbo consentirà un approccio terapeutico rapido, tempestivo ed efficace.

In caso di disprassia orale l’approccio multidisciplinare sarà fondamentale, in quanto diversi specialisti dovranno collaborare per effettuare una corretta diagnosi e trattamento del disturbo in questione.

La diagnosi della disprassia partirà in primis dall’osservazione dei genitori i quali chiederanno al proprio pediatra per valutare l’esigenza di effettuare un controllo specialistico che consenta un’analisi della situazione generale del bambino, delle sue competenze e che escluda la possibile presenza di cause organiche (come ad esempio la presenza di adenoidi, del frenulo, ecc.). In base alla visita sarà poi lo specialista a suggerire quali approfondimenti si rendano necessari o quale sia il supporto migliore per arrivare il prima possibile al recupero della situazione.  L’odontoiatra in questo percorso avrà un ruolo importante, in quanto sarà l’esperto che fornirà una valutazione funzionale del palato, dell’occlusione dentale e, in generale, delle condizioni del cavo orale.

Una volta diagnosticati i problemi legati alla presenza di disprassia orale sarà opportuno che il bambino si sottoponga a regolari controlli per far sì che la situazione venga sempre monitorata e tenuta sotto controllo

Lo sapevi che?

Per ciò che attiene il trattamento pratico del bambino che soffre di disprassia, ricordiamo quanto venga spesso consigliato sia un piano di cura con l’osteopata (per correggere la postura), sia con l’odontoiatra (per correggere l’occlusione dentale attraverso l’ortodonzia o utilizzando bio-attivatori o placche di svincolo).                                                                         Correggere la postura sarà la base da cui partire per correggere e porre in essere un corretto sviluppo masticatorio e dei movimenti della bocca del bambino in crescita.

 

 

Menu