Negli ultimi anni diversi studi hanno portato alla creazione e sviluppo di principi attivi che vengono descritti come in grado di agire sulla superficie demineralizzata del dente fino a ricostruirla, rigenerarla ed aggiustarla.

Per essere in grado di restituire minerali allo smalto e alla dentina occorre essere a conoscenza dei processi biologici che disciplinano i processi di remineralizzazione e quali principi attivi possono essere più efficaci rispetto ad altri.

Tra i vari principi attivi quelli con più elevata attività biomimetica sembrano quelli più idonei al raggiungimento di ottimi risultati.

Lo smalto, oltre ad essere il tessuto più duro del corpo umano, è il tessuto dentale più esposto all’azione di agenti esterni che possono essere proprio la causa della perdita di tessuti e di minerali.

A causa della perdita di minerali dello smalto si può arrivare all’esposizione della dentina e tali processi degenerativi col passare del tempo possono portare alla perdita dell’elemento dentale.

Smalto e dentina sono formati in buona parte da idrossiapatite ( in percentuale superiore nel primo) .

In caso di demineralizzazione lo smalto o eventualmente la dentina si trovano esposti all’azione della saliva ed entrano in contatto con i liquidi presenti nel cavo orale.

L’intensità e la rapidità di dissoluzione dei cristalli di idrossiapatite di smalto e dentina varia in base a diversi fattori:

  • concentrazione salivare di calcio e fosfato,
  • esposizione regolare a fonti di fluoro,
  • qualità della saliva,
  • azione più o meno aggressiva dei batteri orali,
  • ph salivare.

L’idrossiapatite dentale si dissolve ad un ph di 5,5 in un processo che viene definito demineralizzazione.

Questo grado di ph viene facilmente raggiunto tramite l’azione di batteri cariogeni che producono sostanze acide che vengono liberate nella saliva.

Il risultato di tale processo è la formazione di zone di smalto indebolito e più esposto al rischio di lesione cariose.

Vediamo come si presenta questo processo di demineralizzazione…

Prima fase: le aree sotto attacco acido si mostrano povere di minerali solo a livello microstrutturale, quindi non è visibile a occhio nudo.

In un secondo momento tali lesioni possono divenire più evidenti, prendendo il nome di “white spot” (punti bianchi) . Tali lesioni non non presentano cavità ma si presentano come zone piatte ma molto porose e poco mineralizzate.

 

 

Sotto questo primo strato si possono estendere altri strati con scarsa concentrazione minerale che portano lo strato superficiale a cedere e si viene così a creare una lesione cavitata.

Fondamentale è ricordare la funzione della saliva, infatti essa agisce come tampone naturale : dopo i pasti, in circa 20 minuti, calcio e fosfati in essa contenuti consentono di ristabilire il ph ad un livello di neutralità.

L’usura dentale…

Con tale termine si intende la perdita di tessuti duri dei denti di origine multifattoriale ( non legato alla carie) sia esso di tipo meccanico sia chimico.

Vediamo più da vicino i vari tipi di usura dentale:

 

  • Erosione: essa indica una perdita di sostanze minerali legata all’azione di sostanze acide che entrano a contatto con la cavità orale tramite l’alimentazione o connesse alla produzione di succhi gastrici ( come in caso di reflusso) .

 

  • Abrasione: tale usura è dovuta a fenomeni meccanici. Essa può essere legata a traumi ripetuti ( anche la presenza di un piercing può causarla), da abitudini viziate (es. fumare la pipa) e dallo spazzolamento scorretto dei denti.
  • Attrito : anch’esso di origine meccanica ma legato a fenomeni occlusali, quali ad esempio bruxismo, serramento o presenza di protesi dentarie abrasive ( come quelle costituite in zirconia)
  • Abfrazione : è una lesione legata alle forze occlusali intense, che sottopongono i denti a pressioni superiori al normale, scaricando tendenzialmente i movimenti flessori nella zona cervicale che può frammentarsi.

Comune a questi tipi di usura è il risultato a cui conducono: perdita progressiva di minerali a danno di smalto e dentina.

Rigenerazione…

A livello dentale la rigenerazione dei tessuti duri del dente dopo la loro eruzione non è più ripetibile. Infatti le cellule addette alla produzione dello smalto scompaiono nel momento in cui si verifica l’eruzione dentaria.

Ad oggi l’ambito della rigenerazione dei tessuti duri dei denti rappresenta una bella sfida per i medici, un campo affascinante in cui si stanno evolvendo diversi approcci e si stanno eseguendo svariate sperimentazioni.

Remineralizzazione…

Può essere definito come un processo che porta ad una deposizione di minerali all’interno di una determinata struttura di cui divengono parte integrante.

Nella nostra bocca questo processo avviene spontaneamente e quotidianamente con l’azione della saliva che stabilizza il livello di ph.

Oltre all’azione della saliva occorre però un’ottima igiene orale e un controllo del biofilm batterico, altrimenti il fenomeno della demineralizzazione prenderà il sopravvento.

In casi di predisposizione e ancor di più in presenza di carie è utile ricorrere ad un approccio terapeutico che produca effetti remineralizzanti. Risulta quindi necessario per raggiungere il risultato l’utilizzo di sostanze che interagiscono biochimicamente con le superfici dentarie e che conducano alla formazione di cristalli di idrossiapatite.

Soluzione alternativa alla remineralizzazione è quella della riparazione: processo che vede l’impiego di specifici materiali ( resine composite,vernici resinose) che ripristinano (senza rigenerare) le superfici lesionate dell’elemento dentale.

Materiali e metodi rigenerativi…

Negli ultimi anni il numero di prodotti che mostrano un potere remineralizzante, rigenerante e riparativo è cresciuto notevolmente.

Vediamone alcuni:

  • il fluoro,ad esempio, è un elemento indispensabile per la prevenzione della carie dentaria, mentre il suo potere remineralizzante è molto più limitato rispetto ad altri principi.
  • sali di calcio e fosfato, invece, sono più promettenti, agendo da fonti di minerali per i denti.
  • i materiali più indicati per la rigenerazione non solo superficiale dei tessuti duri del dente sono quelli biochimici. Con essi si può ottenere una vera e propria remineralizzazione.

Tuttavia è importantissimo conoscere la biochimica dell’ambiente orale per arrivare ai risultati previsti: se sulle superfici dentarie è presente una strato di biofilm batterico consistente, o peggio ancora del tartaro non si verificherà alcuna reazione remineralizzante ed il trattamento sarà destinato a fallire.

Fonte: Dental Cadmos, Febbraio 2018

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