Microbiota intestinale e salute orale: batteri, simbiosi, disbiosi e asse bocca-intestino

Overview

1. Il microbiota non è formato solo da batteri. Comprende anche virus, funghi e altri microrganismi.

2. Non esistono semplicemente batteri “buoni” e “cattivi”. La funzione di un microrganismo dipende anche dal contesto e dall’equilibrio dell’intero ecosistema.

3. Bacteroidota e Bacillota sono tra i principali gruppi batterici intestinali.

4. Faecalibacterium prausnitzii è un importante produttore di butirrato.

5. Gli SCFA comprendono acetato, propionato e butirrato. Sono metaboliti prodotti principalmente dalla fermentazione microbica e partecipano alla regolazione della barriera intestinale e dell’immunità.

6. La parodontite non dipende da un solo batterio. È associata a una trasformazione dell’intero ecosistema microbico sottogengivale e alla risposta immunitaria dell’ospite.

7. Porphyromonas gingivalis è uno dei batteri più studiati nella parodontologia.

8. Fusobacterium nucleatum è un altro microrganismo orale molto studiato nell’ambito dell’asse orale-intestinale.

9. Il rapporto bocca-intestino può essere bidirezionale. La ricerca studia sia il percorso bocca → intestino sia quello intestino → sistema immunitario → bocca.

10. Curare la parodontite modifica il microbiota orale. Non è però ancora possibile affermare che il trattamento parodontale “normalizzi” sempre il microbiota intestinale.

Gentili pazienti bentrovati.
Il cavo orale ospita uno degli ecosistemi microbici più complessi dell’organismo e comunica continuamente con il resto del corpo. Tra i sistemi con cui esiste un rapporto particolarmente interessante c’è l’intestino, sede di una comunità di microrganismi estremamente numerosa e diversificata.
Negli ultimi anni la ricerca ha quindi iniziato a studiare sempre più attentamente quello che viene definito asse orale-intestinale (oral-gut axis): un sistema di comunicazione bidirezionale nel quale microbiota, barriera mucosa, sistema immunitario, metaboliti ed infiammazione possono influenzarsi reciprocamente.
Non significa che “un intestino malato provochi automaticamente problemi ai denti”, né che la parodontite sia semplicemente una conseguenza della disbiosi intestinale. Il rapporto è molto più complesso e, in diversi ambiti, ancora oggetto di ricerca.

Microbiota e microbioma: non sono la stessa cosa.

Prima di tutto è utile chiarire due termini spesso utilizzati come sinonimi.
Il microbiota è l’insieme dei microrganismi che vivono in un determinato ambiente: batteri, ma anche virus, funghi e altri microrganismi.
Il microbioma comprende invece il patrimonio genetico dei microrganismi e, in senso più ampio, l’insieme delle loro capacità biologiche e delle interazioni con l’ambiente e con l’ospite.

L’intestino umano ospita una comunità microbica estremamente complessa. La sua composizione varia da persona a persona e viene influenzata da età, alimentazione, farmaci, antibiotici, attività fisica, ambiente, malattie e numerosi altri fattori.
Per questo non esiste un unico “microbiota ideale” identico per tutti.

Più che la presenza o l’assenza di una singola specie, è importante l’equilibrio dell’intero ecosistema e soprattutto ciò che quell’ecosistema è in grado di fare.

Quali batteri vivono nell’intestino?

A livello tassonomico, tra i principali gruppi batterici intestinali troviamo Bacteroidota (Bacteroidetes), Bacillota (Firmicutes), Actinomycetota (Actinobacteria), Pseudomonadota (Proteobacteria) e Verrucomicrobiota (Verrucomicrobia), oltre ad altri gruppi presenti in proporzioni variabili.

Bacteroidota e Bacillota rappresentano una parte importante della comunità batterica del colon, ma la loro semplice proporzione non può essere utilizzata da sola come indicatore di salute o malattia.
All’interno di questi gruppi troviamo generi e specie con funzioni molto differenti.

Bifidobacterium.

I bifidobatteri appartengono agli Actinomycetota e sono tra i microrganismi più studiati per il loro rapporto con l’omeostasi intestinale.
Partecipano alla fermentazione dei carboidrati ed alla produzione di metaboliti che possono influenzare l’ambiente intestinale e le interazioni con altri microrganismi.

Lactobacillus.

I lattobacilli sono batteri capaci di produrre acido lattico e comprendono numerose specie utilizzate anche come probiotici.
È però importante ricordare che “lattobacillo” non significa automaticamente “probiotico”: l’effetto probiotico dipende dal ceppo specifico, dalla dose e dall’indicazione.

Faecalibacterium.

Faecalibacterium prausnitzii è uno dei batteri intestinali maggiormente studiati nell’ambito dell’omeostasi intestinale ed è un importante produttore di butirrato.
La sua presenza viene spesso associata a un ambiente intestinale favorevole, anche se non è corretto trasformare la presenza di una singola specie in un test diagnostico di “salute dell’intestino”.

Akkermansia

Akkermansia muciniphila è particolarmente interessante perché interagisce con lo strato di muco che riveste l’intestino.
Il suo metabolismo può contribuire al complesso equilibrio tra muco, epitelio intestinale e comunità microbica.

Bacteroides

I Bacteroides sono tra i batteri più abbondanti dell’intestino e partecipano alla degradazione di numerosi componenti della dieta.
Sono un ottimo esempio di quando si parla di batteri “buoni” o “cattivi”: alcuni membri di questo gruppo svolgono importanti funzioni metaboliche in condizioni normali, mentre in particolari contesti possono comportarsi da opportunisti.

La vera parola chiave: simbiosi.

In condizioni di equilibrio, microbiota e organismo ospite vivono in una relazione dinamica che possiamo definire simbiosi.
Il microbiota riceve dall’organismo un ambiente ricco di nutrienti e, contemporaneamente, svolge funzioni fondamentali per l’ospite:
• contribuisce alla digestione di componenti alimentari;
• produce metaboliti;
• partecipa alla formazione ed al mantenimento della barriera intestinale;
• interagisce con il sistema immunitario;
• ostacola la colonizzazione da parte di alcuni microrganismi patogeni;
• contribuisce al metabolismo di numerose sostanze.

La simbiosi, quindi, non significa immobilità. È un equilibrio dinamico nel quale centinaia di specie competono, collaborano e comunicano tra loro.

Il “cross-feeding”: quando i batteri collaborano.

Uno degli aspetti più affascinanti del microbiota è il cosiddetto cross-feeding metabolico.
Un batterio può trasformare una sostanza in un metabolita che diventa il nutriente per un altro batterio.
In questo modo si crea una vera e propria rete metabolica.
Il risultato finale non dipende quindi dalla singola specie, ma dall’interazione tra numerosi microrganismi.

Gli acidi grassi a corta catena: piccoli metaboliti, grandi funzioni.

Tra i prodotti più importanti dell’attività del microbiota troviamo gli SCFA (short-chain fatty acids), principalmente:
• acetato;
• propionato;
• butirrato.

Derivano soprattutto dalla fermentazione batterica delle fibre alimentari e rappresentano un importante collegamento tra alimentazione, microbiota e sistema immunitario.
Il butirrato, in particolare, è una fonte energetica importante per le cellule dell’epitelio del colon e partecipa alla regolazione della barriera intestinale e delle risposte immunitarie. Gli SCFA possono inoltre agire attraverso specifici recettori cellulari e attraverso meccanismi epigenetici, influenzando numerosi processi immunologici. Questo significa che quando parliamo di microbiota non dobbiamo guardare soltanto a “quali batteri ci sono”, ma anche a quali sostanze producono.

Quando l’equilibrio si rompe: la disbiosi.

Il termine disbiosi indica un’alterazione dell’ecosistema microbico.
Non deve essere interpretato semplicemente come:
“diminuiscono i batteri buoni e aumentano quelli cattivi”.

La disbiosi può comprendere:
• modificazioni della composizione microbica;
• perdita di alcune funzioni;
• alterazione della biodiversità;
• espansione di microrganismi opportunisti;
• modificazioni dei metaboliti prodotti;
• alterazione delle interazioni tra microbiota e sistema immunitario.

Anche la dieta può modificare profondamente il substrato disponibile per i batteri. Un’alimentazione povera di fibre e ricca di alimenti ultra-processati può modificare l’ecosistema intestinale; allo stesso modo, antibiotici ed altri farmaci possono esercitare effetti importanti sulla comunità microbica. Per questo la disbiosi non dovrebbe essere considerata una diagnosi autonoma basata soltanto sulla presenza di sintomi gastrointestinali.

E cosa c’entra tutto questo con la bocca?

Qui arriviamo al punto più interessante per l’odontoiatria.
Ogni giorno deglutiamo grandi quantità di saliva e, con essa, microrganismi provenienti dal cavo orale.
In condizioni normali, molti di questi microrganismi non riescono a colonizzare stabilmente l’intestino.
Quando però l’ecosistema orale è profondamente alterato, come può accadere nella malattia parodontale, aumenta l’interesse scientifico verso la possibilità che microrganismi e componenti di origine orale possano modificare l’ecosistema intestinale.
La relazione può essere descritta in entrambe le direzioni:

bocca → intestino

intestino → sistema immunitario → bocca.

È proprio questa bidirezionalità a rendere interessante il concetto di asse orale-intestinale.

La parodontite non è la malattia di un solo batterio.

Un tempo si tendeva a cercare “il batterio responsabile” della parodontite.
Oggi sappiamo che la malattia parodontale è meglio interpretata come una disbiosi dell’ecosistema sottogengivale, nella quale la composizione della comunità microbica interagisce con la risposta immunitaria dell’ospite.
Tra i microrganismi più frequentemente associati alla parodontite troviamo:
• Porphyromonas gingivalis;
• Tannerella forsythia;
• Treponema denticola;
• Fusobacterium nucleatum;
• Aggregatibacter actinomycetemcomitans;
• Prevotella intermedia.

Recenti studi hanno confermato associazioni particolarmente consistenti tra parodontite ed alcuni di questi microrganismi, in particolare P. gingivalis, T. forsythia e T. denticola.

La malattia nasce dall’interazione tra comunità microbica, ambiente locale e risposta dell’ospite.

Porphyromonas gingivalis: perché è così studiata?

Porphyromonas gingivalis è uno dei microrganismi maggiormente studiati nella parodontologia.
È un batterio Gram-negativo anaerobio associato alle tasche parodontali e può interagire con il sistema immunitario modificando l’ambiente infiammatorio.
La sua importanza nella ricerca sull’asse orale-intestinale deriva anche dalla possibilità che componenti microbiche di origine orale, in particolari condizioni, contribuiscano a modificare l’omeostasi intestinale.
Questo non significa che trovare P. gingivalis nella bocca significhi automaticamente avere una malattia intestinale.
Significa invece che esiste un’interessante area di ricerca sul modo in cui l’infiammazione orale ed il microbiota possono comunicare a distanza.

Fusobacterium nucleatum: un ponte tra ecosistemi.

Anche Fusobacterium nucleatum è particolarmente interessante.
È un batterio presente nel microbiota orale e può partecipare alla struttura del biofilm, facilitando le interazioni tra differenti specie microbiche.
La ricerca recente lo ha studiato anche in relazione alla capacità di raggiungere altri distretti ed alle sue possibili interazioni con l’ambiente intestinale.

La barriera intestinale.

Uno dei possibili collegamenti tra microbiota ed infiammazione sistemica riguarda la barriera intestinale.
La parete intestinale non è una semplice “pellicola”.
È un sistema biologico complesso costituito da cellule epiteliali, muco, microbiota, sistema immunitario e strutture di giunzione tra le cellule.
Quando questo sistema è alterato, può modificarsi la permeabilità intestinale e aumentare l’interazione tra componenti microbiche e sistema immunitario.
Gli SCFA, e in particolare il butirrato, sono tra i metaboliti che partecipano alla regolazione della funzione della barriera e dell’immunità mucosale.

Dall’intestino alle gengive.

Il collegamento inverso è altrettanto interessante.
Un’alterazione del microbiota intestinale può associarsi a modificazioni della risposta immunitaria e dell’infiammazione sistemica.
Poiché la parodontite è una malattia nella quale la risposta dell’ospite svolge un ruolo fondamentale, è plausibile che condizioni sistemiche caratterizzate da alterazioni immunitarie e metaboliche possano influenzare la salute parodontale.

La terapia parodontale può influenzare l’intestino?

È una delle domande più interessanti.
Alcuni studi hanno osservato modificazioni del microbiota intestinale e di parametri infiammatori dopo il trattamento della parodontite.
Una revisione sistematica del 2026 ha raccolto studi sull’uomo relativi proprio a questa relazione ed ha evidenziato che il trattamento parodontale può essere associato a cambiamenti del microbiota e di alcuni marcatori sistemici.
Tuttavia, non possiamo ancora affermare che curare la parodontite “riequilibri il microbiota intestinale” in modo prevedibile in ogni paziente. Sono necessari studi prospettici e interventistici più standardizzati.

Sappiamo invece con maggiore certezza che la terapia parodontale non chirurgica modifica il microbiota sottogengivale, riducendo significativamente l’abbondanza di diversi microrganismi associati alla malattia.

Cosa possiamo fare concretamente?

L’obiettivo non dovrebbe essere “eliminare i batteri”.
Sarebbe biologicamente impossibile e, soprattutto, non sarebbe desiderabile.
L’obiettivo è mantenere un ecosistema orale e intestinale compatibile con la salute.

Dal punto di vista generale, questo significa:
• alimentazione varia;
• adeguato consumo di fibre;
• presenza regolare di vegetali, legumi, frutta e cereali integrali secondo le proprie esigenze;
• limitazione dell’eccesso di zuccheri e alimenti ultra-processati;
• attività fisica regolare;
• sonno adeguato;
• gestione dello stress;
• uso appropriato degli antibiotici, esclusivamente quando indicati dal medico.

Dal punto di vista odontoiatrico significa soprattutto:
• igiene orale quotidiana efficace;
• pulizia degli spazi interdentali;
• controllo della placca;
• sedute di igiene professionale quando indicate;
• diagnosi precoce della gengivite;
• valutazione parodontale nei pazienti a rischio;
• trattamento della parodontite quando presente.

E probiotici, prebiotici e integratori?

È un settore molto studiato, ma anche uno dei più soggetti a semplificazioni commerciali.
Un probiotico non è semplicemente “un batterio buono”.
L’effetto dipende dal ceppo, dalla dose, dalla durata, dall’ospite e dall’indicazione clinica.
Analogamente, un prebiotico non è semplicemente una fibra qualsiasi: è un substrato utilizzato selettivamente da microrganismi dell’ospite con un beneficio per la salute.
Per questo non è consigliabile scegliere autonomamente un prodotto sulla base della sola dicitura “per il microbiota”.

La nuova prospettiva: dall’organo isolato all’organismo come ecosistema.

Il messaggio più interessante che arriva dalla ricerca sul microbiota non è che “l’intestino causa problemi ai denti”.

È molto più ampio.

Bocca, intestino, sistema immunitario e metabolismo fanno parte di una rete biologica interconnessa.
La parodontite è una malattia locale, ma caratterizzata da interazioni sistemiche. Allo stesso tempo, lo stato generale dell’organismo può influenzare la risposta dei tessuti parodontali.
Per l’odontoiatria questo significa adottare una visione sempre più integrata del paziente.
Non significa trasformare il dentista in un gastroenterologo o attribuire ogni disturbo orale al microbiota intestinale.
Significa riconoscere che la salute della bocca è inserita in un organismo nel quale i diversi ecosistemi comunicano continuamente.

In conclusione

Il microbiota intestinale non è una semplice popolazione di “batteri buoni e cattivi”.
È un ecosistema dinamico nel quale centinaia di microrganismi collaborano e competono, producono metaboliti, interagiscono con la barriera intestinale e modulano il sistema immunitario.
Quando questo equilibrio funzionale viene alterato, si può instaurare una condizione di disbiosi.
La ricerca più recente sta mostrando che questa disbiosi può essere collegata anche alla salute orale e, soprattutto, che il rapporto tra bocca e intestino potrebbe essere bidirezionale.
Per l’odontoiatria è un cambio di prospettiva importante: la salute parodontale non può essere considerata completamente separata dalla salute generale.
La strada verso una medicina sempre più personalizzata passerà probabilmente anche dalla capacità di comprendere non soltanto quali microrganismi sono presenti, ma che cosa fanno, quali metaboliti producono e come interagiscono con il nostro sistema immunitario.
Ed è proprio qui che il microbiota diventa interessante: non come moda del momento, ma come uno degli ecosistemi biologici più complessi con cui il nostro organismo convive ogni giorno.

Fonti

• Coote E, Patel N, Vijayanarayanan R. The oral-gut axis in periodontal disease: a systematic review of the associated human evidence of its mechanisms and implications for patient care. Journal of Oral Microbiology. 2026.

• Anton D, Băciuț M, Almășan O. The Oral-Gut Microbiome Connection in Patients with Periodontitis: A Systematic Review. Medicina. 2026.

• Krajewski A et al. The Effect of Non-Surgical Periodontal Therapy on Subgingival Microbiota: A Systematic Review and Meta-Analysis. Journal of Periodontal Research. 2025.

• Alavi SE et al. The Role of the Oral Microbiome in Periodontal Disease: A Systematic Review of Microbial Associations and Therapeutic Implications. Current Microbiology. 2025.

• Mann ER, Lam YK, Uhlig HH. Short-chain fatty acids: linking diet, the microbiome and immunity. Nature Reviews Immunology. 2024.

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Q&A

Il microbiota intestinale può influenzare la salute delle gengive? Può essere associato alla salute orale attraverso meccanismi immunitari, metabolici e infiammatori. Tuttavia non significa che una disbiosi intestinale provochi direttamente una gengivite o una parodontite.

La disbiosi intestinale causa la parodontite? No. La parodontite è una malattia multifattoriale nella quale interagiscono microbiota orale, risposta immunitaria, fattori locali e fattori di rischio individuali. Il ruolo dell’asse intestino-bocca è un’area di ricerca ancora in evoluzione.

Esistono batteri intestinali “buoni”? È più corretto parlare di microrganismi associati a determinate funzioni favorevoli. Un batterio non è necessariamente benefico in ogni situazione e non è corretto valutare la salute intestinale sulla presenza di una singola specie.

Che cos’è il butirrato? È un acido grasso a corta catena prodotto dalla fermentazione batterica, soprattutto a partire dalle fibre. È importante per l’omeostasi intestinale e partecipa alla regolazione della barriera e del sistema immunitario.

Cosa sono gli SCFA? Sono gli acidi grassi a corta catena, principalmente acetato, propionato e butirrato. Rappresentano uno dei principali modi attraverso cui il microbiota interagisce con l’organismo.

Quali sono i principali batteri associati alla parodontite? Tra quelli maggiormente studiati troviamo Porphyromonas gingivalis, Tannerella forsythia, Treponema denticola, Fusobacterium nucleatum e Aggregatibacter actinomycetemcomitans.

Se ho problemi intestinali devo aspettarmi problemi alle gengive? Non necessariamente. I disturbi intestinali hanno molte cause e non permettono da soli di prevedere lo stato di salute parodontale. Se sono presenti sanguinamento gengivale, mobilità dentale, recessioni o alitosi persistente è invece opportuno effettuare una valutazione odontoiatrica.

I probiotici possono curare la parodontite? No, non possono essere considerati un sostituto della terapia parodontale. Alcuni probiotici sono oggetto di ricerca come possibile supporto in specifiche situazioni, ma l’efficacia dipende dal ceppo e dall’indicazione.

Curare la parodontite può migliorare anche il microbiota intestinale? Alcuni studi hanno osservato modificazioni del microbiota intestinale dopo il trattamento parodontale, ma le evidenze non sono ancora sufficienti per affermare che ciò avvenga in modo uniforme in tutti i pazienti.

Articolo revisionato dal Dott. Federico Palermo

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