Ciuccio e biberon: amici preziosi… ma fino a quando?

Guida completa per genitori consapevoli (senza allarmismi!).

Gentili pazienti l’articolo di questa settimana è dedicato a mamma e papà.
Quando si parla di ciuccio e biberon, si entra in uno degli argomenti più sensibili dell’odontoiatria infantile. Non solo perché sono strumenti che spesso “salvano la vita” ai genitori nei primi mesi (calmando un pianto inconsolabile, conciliando il sonno o aiutando il piccolo a rilassarsi) ma anche perché sono abitudini affettive forti, alle quali talvolta è difficile rinunciare.
Eppure, come ogni abitudine, anche l’uso prolungato di ciuccio e biberon ha implicazioni reali sulla crescita orale, sull’occlusione, sulla respirazione e persino sulla postura.
Niente allarmismi però: non stiamo parlando di una condizione grave ed irreversibile, ma di piccoli effetti che si accumulano nel tempo e che è importante conoscere per poter fare scelte consapevoli.

Pronti a scoprire tutto senza ansie né sensi di colpa? Andiamo!

Perché il ciuccio è così importante nei primi mesi?

Partiamo da un dato fondamentale: il neonato ha un bisogno innato di suzione non nutritiva. Non è solo un gesto che serve per nutrirsi, è un vero e proprio comportamento di autoregolazione.

Il ciuccio, nei primi mesi di vita, ha benefici concreti:
• riduce il rischio di SIDS (morte in culla), soprattutto durante il sonno;
• aiuta la regolazione del respiro;
• dà conforto e sicurezza;
• facilita il rilassamento;
• può migliorare la gestione dello stress nei neonati prematuri.

Insomma: il ciuccio non è un nemico. È uno strumento utile… se usato al momento giusto e, soprattutto, per il tempo giusto.

Ma quando il suo utilizzo si protrae oltre certe fasi della crescita, può influenzare lo sviluppo delle strutture orali.
E lo stesso discorso vale per il biberon, che non è problematico in sé, ma può cambiare molto in base alla modalità ed alla durata dell’utilizzo.

Quando l’uso diventa troppo prolungato?

Le linee guida pediatriche ed odontoiatriche suggeriscono generalmente:
• ciuccio: smettere idealmente tra i 12 e i 24 mesi, massimo entro i 36 mesi;
• biberon: limitarlo dopo i 12 mesi ed eliminarlo progressivamente entro i 2 anni.

Ma perché questi limiti? Perché dopo il primo anno avviene una trasformazione importante:

– La bocca si trasforma. Il palato si sta espandendo, i denti stanno erompendo, la lingua inizia a trovare la sua posizione adulta.

– I muscoli iniziano a lavorare diversamente. Il bambino passa da una suzione “da neonato” a una masticazione e deglutizione più maturi.

– Inizia lo sviluppo dell’occlusione. Ciò che oggi è piccolissimo, domani guiderà lo sviluppo della mandibola e del mascellare. Un oggetto introdotto quotidianamente tra i denti può condizionare questi processi.

– Gli effetti del ciuccio (e del biberon) sulla bocca: cosa dice davvero la scienza. Niente terrorismo psicologico: gli effetti non compaiono da un giorno all’altro. Sono progressivi, silenziosi, ma prevedibili se l’abitudine si protrae troppo.

Vediamoli in modo chiaro.

Modifiche al palato.
L’uso prolungato del ciuccio può portare a:
Palato più stretto e più alto (palato ogivale) Il ciuccio esercita una spinta costante verso l’alto.
La lingua, che di solito dovrebbe “modellare” il palato rimanendo appoggiata sul suo “soffitto”, viene spinta in basso.

Risultato?
Il palato può crescere più stretto ed alto.

Conseguenze indirette:
• minore spazio per i denti permanenti;
• tendenza all’affollamento dentale;
• maggiore predisposizione alla respirazione orale.

Effetti sui denti e sull’occlusione.

Morso aperto anteriore. La più comune conseguenza.
Significa che quando il bambino chiude i denti, gli incisivi frontali non si toccano.
Il ciuccio tiene uno spazio tra le arcate che, col tempo, può rimanere anche quando il ciuccio non c’è più.

Morso crociato posteriore. Quando il palato diventa stretto, l’arcata inferiore può diventare più larga della superiore.
Questo porta ad una chiusura “invertita”, chiamata morso crociato. Può influire sulla simmetria del viso e sulla postura della mandibola.

Sporgenza degli incisivi superiori (protrusione).
Soprattutto se il bambino tiene spesso il ciuccio tra le labbra più che in bocca.
Gli incisivi superiori possono “avanzare” e quelli inferiori ritrarsi leggermente.

Alterazioni della deglutizione.
L’uso prolungato può favorire una deglutizione infantile persistente, in cui la lingua spinge tra i denti.
Questo mantiene o peggiora il morso aperto e può rendere più complesso il lavoro logopedistico in seguito.

Effetti sulla respirazione. Il palato mal modellato può influire sulle vie respiratorie superiori.

Tendenza alla respirazione orale.
Un palato più stretto = cavità nasale più stretta.
Questo può favorire:
• respirazione con la bocca aperta;
• russamento;
• sonno di qualità più bassa.

La respirazione orale a sua volta influenza:
• posizione della lingua,
• sviluppo delle ossa mascellari,
• postura generale.

Effetti sul linguaggio.

Non parliamo di ritardi cognitivi: il ciuccio non “rallenta l’apprendimento”.
Ma un uso troppo prolungato può interferire con:

Articolazione dei suoni.
Specie di /s/, /z/, /t/, /d/ se c’è un morso aperto.

Tonicità e mobilità della lingua.
La lingua che non si posiziona correttamente può sviluppare schemi di movimento meno efficienti.

Effetti sulla postura.

Può sembrare sorprendente, ma tutto è collegato:
bocca – respirazione – lingua – postura.
Un bambino che respira abitualmente con la bocca tende ad avere:
• testa più protesa in avanti;
• collo più in tensione;
• spalle che si chiudono.

Sono adattamenti funzionali, ma se persistono modificano la postura complessiva. Questo NON significa che il ciuccio da solo “rovina la postura”, ma che può essere un tassello di un puzzle più grande.

Ed il biberon? È davvero più innocuo?

Molti pensano che il problema sia solo il ciuccio, ma non è così.
Il biberon, se usato nel modo giusto, è uno strumento sicuro.
Ma quando viene usato:
• troppo a lungo,
• troppo di frequente,
• con liquidi zuccherati,
• la notte nel letto,
può creare altre difficoltà.

Carie da biberon.
La famosa “carie da biberon” si sviluppa quando il bambino beve latte (o tisane zuccherate) e si addormenta senza lavare i denti.
I batteri adorano lo zucchero e durante la notte la saliva diminuisce:
la combinazione perfetta per la proliferazione batterica.

Effetti sull’occlusione.
La suzione prolungata del biberon può avere effetti simili al ciuccio:
• morso aperto;
• inclinazione degli incisivi;
• deglutizione immatura.

Effetti sulle funzioni orali.
Il bambino che usa il biberon oltre il tempo raccomandato può ritardare:
• lo sviluppo della masticazione;
• il passaggio alla deglutizione adulta;
• l’uso coordinato della lingua.

Ma allora: quando bisogna preoccuparsi davvero?

La parola chiave è persistenza dell’abitudine.
Non succede niente se:
• un bimbo di 12 mesi usa ancora il ciuccio;
• un bimbo di 18 mesi chiede il biberon la sera per addormentarsi;
• un bimbo di 2 anni lo tiene in momenti di stress.
È l’uso quotidiano e costante oltre i 3 anni a diventare problematico, perché a quell’età le strutture cranio-facciali sono già più stabili e meno “modellabili”.
Ricorda: niente sensi di colpa.
L’obiettivo non è essere perfetti, ma informati.

Come dire addio a ciuccio e biberon senza traumi.
Ecco una parte praticissima che molti genitori trovano preziosa.

Per il ciuccio.

Dai un ruolo al ciuccio:

“Serve solo per dormire”.
“Serve solo durante i momenti di relax”.

Ridurre l’uso gradualmente aiuta a evitare resistenze.

Stabilite insieme un giorno del “saluto”.

Tra i 24 e i 36 mesi, molti bambini sono pronti per rituali simbolici:
• la “fata del ciuccio”;
• scambiarlo con un piccolo premio;
• lasciarlo in un posto speciale.

Offri alternative di confort

Come copertine, peluche, rituali serali.

Non iniziare il distacco in periodi stressanti. Nascita di un fratellino, asilo, traslochi…
Meglio evitare questi momenti delicati.

Per il biberon.
• sostituirlo gradualmente con la tazza evolutiva;
• evitare l’uso notturno;
• non metterci mai zuccheri aggiunti;
• evitare la “tazzina-latte-in giro tutto il giorno”.

Quando rivolgersi al dentista pediatrico?

Meglio fare un primo controllo entro l’anno di vita (come raccomandato dalle linee guida internazionali), ma se il tuo bambino:
• usa il ciuccio oltre i 3 anni,
• ha difficoltà nel chiudere i denti,
• respira spesso con la bocca,
• ha un palato molto stretto o allungato,
• ha difficoltà nella pronuncia di alcuni suoni,

una valutazione precoce può essere utile. Non necessariamente servirà un apparecchio: la prevenzione funziona molto meglio della correzione.

Conclusione: ciuccio e biberon non sono nemici, ma strumenti da usare con consapevolezza.

Entrambi vanno gestiti.
Sono validi alleati nei primi mesi di vita, ma come tutte le abitudini devono essere abbandonati gradualmente per guidare una crescita orale sana.
Capire come funzionano le strutture della bocca, come si sviluppa l’occlusione, come la postura e la respirazione sono collegate, permette ai genitori di prendere decisioni serene ed informate.
E se qualche piccolo effetto è già apparso, niente panico:
con l’aiuto del dentista pediatrico, del logopedista o dell’osteopata si può intervenire in modo dolce ed efficace.

Lo sapevi che?
Esistono ciucci “ortodontici”?
Possono ridurre in parte gli effetti negativi, ma NON eliminano quelli dell’uso prolungato.
La vera differenza la fa il tempo di utilizzo.

Meglio ciuccio o dito?
Meglio il ciuccio:
• è più facile da gestire e rimuovere;
• il dito è più rigido e può causare effetti più intensi.

Il tuo sorriso merita il meglio!

Ti è piaciuto l’articolo e desideri maggiori informazioni sulla tua salute dentale? Contattaci telefonicamente o via email compilando il form per prenotare una visita senza impegno o per richiedere informazioni sul nostro studio!